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MOLESTIE: assolta l'ex moglie che telefona ripetutamente per sollecitare il pagamento degli alim



La prima Sezione della suprema Corte di Cassazione, annulla senza rinvio la Sentenza del Tribunale di Genova che aveva condannato l’imputata alla pena di 300 euro di ammenda oltre al risarcimento dei danni in favore dell’ex marito per molestie.

La condotta dell’ex moglie si era contraddistinta per l’avere con, continue telefonate e sms (anche in ore notturne) “pressato” il marito che rifiutava di adempiere al pagamento delle obbligazioni economiche in favore dei figli, stabilite dal tribunale, in seguito alla separazione.

La prima Sezione traccia un perimetro netto all’interno del quale inquadrare quella petulanza o quel biasimevole motivo tipiche del reato di “molestie o disturbo alle persone”; in altre parole, gli atteggiamenti sottesi alla fattispecie incriminatrice dell’art. 660 c.p., devono essere sgradevoli e mossi da una motivazione riprovevole. Caratteristiche che, nel caso specifico, viene definito dalla Suprema Corte illogico riconoscere in capo all’imputata.

Seppure in modo insistente, la donna ricercava un contatto con il marito nell’esclusivo – e rilevante – interesse dei figli; il fine perseguito dalla ex coniuge non è certo equiparabile a quell’interferenza sgradevole nella sfera della quiete e della libertà delle persone richiesta dalla norma.

In questo senso, ritenere a contrario, le richieste della donna “petulanti e fonti di disturbo” equivarrebbe secondo gli Ermellini a giustificare il comportamento del genitore che per sottrarsi agli obblighi a suo carico rifiuti ogni contatto con il coniuge separato.

Sentenza annullata perché il fatto non sussiste ed ex moglie assolta.

Dott.ssa Oriana Genovese

Studio Legale Maisano

Avvocati Penalisti in Bologna

Scarica la sentenza Cass. Sez. I nr. 26776/2016 in allegato


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