AUTOCERIFICAZIONE FALSA DURANTE IL LOCKDOWN: IL GIUDICE DI REGGIO EMILIA LI ASSOLVE PERCHÉ IL FATTO


Due i soggetti fermati dalle forze dell’ordine durante il primo lockdown nel marzo 2020 e per i quali il PM aveva richiesto l’emissione del decreto penale di condanna per il reato di falso in atto pubblico (art. 438 C.P); questo in quanto gli stessi avevano indicato nell’autocertificazione, poi consegnata ai Carabinieri, motivazioni false in merito al loro allontanamento dal domicilio.

Il Giudice di Reggio Emilia ha invece assolto i due coimputati, pronunciando Sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato.

Rammenta infatti l’Organo Giudicante che Il DPCM ha natura squisitamente amministrativa, trattandosi di una fonte regolamentare di rango secondario, incapace quindi di incidere su diritti costituzionalmente sanciti, come la libertà personale (art. 13 Cost.) e la libertà di circolazione (art. 16 Cost.).

Da ciò deriva l’illegittimità del DPCM dell’8 marzo 2020 che, vietando gli spostamenti se non per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute, va ad eludere il limite imposto dalla Costituzione secondo cui l’obbligo di permanenza domiciliare è e permane una sanzione penale, applicabile esclusivamente dall’autorità giudiziaria all’esito di un giudizio penale nei casi stabiliti dalla legge.

Proprio in forza dell’illegittimità del DPCM, il Giudice di Reggio Emilia ritiene che non vi fosse un vero e proprio obbligo di giustificare gli spostamenti durante la fase di lockdown, e che anche in caso di autocertificazioni contenenti dichiarazioni mendaci queste costituiscano un « falso inutile » e « innocuo » non essendo la libertà di movimento un comportamento penalmente rilevante.


(GIP De Luca, Tribunale di Reggio Emilia, Sentenza n.54/2021)


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