Omesso versamento di ritenute e crisi di liquidità: il mutuo esclude il reato



Di fronte all'accertato omesso versamento delle ritenute previdenziali il Giudice deve valutare ogni aspetto della condotta dell'imputato, compreso se abbia adottato tutte le misure idonee a far fronte alla crisi di liquidità.

La Corte di Cassazione ha recentemente annullato una condanna (confermata in appello) a carico del legale rappresentante di una società che pur avendo pagato gli stipendi ai propri dipendenti, non aveva versato allo stato quanto trattenuto a titolo di ritenute previdenziali.

La Corte ha innanzitutto colto l'occasione per ribadire il perimetro del reato previsto dall'art. 2, comma 1 bis. Legge n. 638 del 1983,

Per la sussistenza dell'illecito a nulla rileva che l'omesso versamento sia giustificato dall'esigenza di adempiere a debiti ritenuti più urgenti, neanche qualora si tratti di pagare gli emolumenti dei dipendenti o la manutenzione dei mezzi dell'impresa.

L'unica modo per evitare una condanna, secondo la Corte è fornire la prova che:

- la crisi d'impresa non è imputabile alle scelte dell'imprenditore

- abbia fatto ricorso ad ogni altra misura idonea per fronteggiare la crisi o si sia trovato nell'impossibilità di farlo.

Nel caso esaminato, in particolare, il titolare aveva adeguatamente allegato documentazione che dimostrava come lo stesso avesse addirittura fatto ricorso a più mutui garantiti con i propri beni personali per far fronte alla crisi di liquidità. Ciò, tuttavia, non era risultato sufficiente e si era visto costretto a commettere il reato.

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello proprio perché quest'ultima non aveva minimamente tenuto conto delle giustificazioni addotte dall'imputato, che "avrebbero potuto incidere quanto meno sul profilo psicologico della condotta".

In altre parole, le ritenute sono state pagate ma l'imprenditore non aveva altra scelta.

Avv. Alberto Bernardi

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Avvocati Penalisti in Bologna

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